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UN’INFANZIA SIBERIANA LIBERA E FELICE NELLA RUSSIA DI STALIN

CLARA STRADA JANOVIC DIPINTA DA ALEKSANDR LAKTIONOV

CLARA STRADA JANOVIC DIPINTA DA ALEKSANDR LAKTIONOV

UN’INFANZIA SIBERIANA LIBERA E FELICE NELLA RUSSIA DI STALIN

Recensione di Roberto Coaloa a Una infanzia siberiana di Clara Strada Janovic (Marsilio, pp. 160, euro 16,50), bel volume di memorie e di aneddoti di una ragazza sovietica, nata nel 1935, fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Finito il conflitto, si chiude il sipario spensierato dell’infanzia siberiana, che lascia il posto a brevi ma efficaci descrizioni del mondo snob della Mosca che conta: le famiglie degli uomini del Partito, con i figli viziati come principi. L’autrice poi si concede un vivace finale, dove racconta i primi incontri con il mondo italiano. Nella Russia di Stalin era celebre Togliatti, soprattutto nel 1948, quando subì un attentato e si diceva che Stalin avesse rimproverato i compagni italiani per non aver salvaguardato l’incolumità del loro leader. È memorabile, quindi, nel 1963, l’incontro dell’autrice con Togliatti a Cogne, in Valle d’Aosta, sotto il Monte Bianco. Protagonista anche il giovane marito di Clara, Vittorio Strada.

Dal quotidiano “Libero”. Domenica 3 ottobre 2017.

 

UN’INFANZIA SIBERIANA LIBERA E FELICE NELLA RUSSIA DI STALIN

Di Roberto Coaloa

Un volume atipico racconta la disperazione e l’angoscia della Russia di Stalin, l’infanzia di una donna siberiana, che dopo la Seconda guerra mondiale, sul finire degli anni Cinquanta, si sposerà felicemente con un italiano e vivrà con gioia nel Bel Paese. Si tratta di Una infanzia siberiana di Clara Strada Janovic (Marsilio, pp. 160, euro 16,50). Clara è nata il 31 marzo 1935 nella regione di Chabarovsk. Laureatasi alla Facoltà di filologia dell’Università di Mosca, è stata poi docente di lingua russa nelle Università di Torino, Padova e Venezia. Filologa e traduttrice, a lei si devono versioni in italiano di Puškin, Čechov, Vladimir Propp e Michail Bachtin. Cinquantanove anni fa sposò lo slavista Vittorio Strada, dal matrimonio nacquero Olga e Nikita.

Una infanzia siberiana di Clara Strada Janovic (Marsilio, pp. 160, euro 16,50).

Una infanzia siberiana di Clara Strada Janovic (Marsilio, pp. 160, euro 16,50).

Una infanzia siberiana si legge d’un fiato, entrando in uno estremo oriente siberiano. C’è ancora l’eco di sangue della guerra civile, che dopo l’Ottobre aveva tragicamente segnato il vecchio Impero dei Romanov. La scrittrice ci descrive personaggi di un mondo di ieri: l’affittuaria del suo appartamento, vedova, nata in Bessarabia; il padre, nato sulle rive del lago Bajkal, in un piccolo centro ferroviario di nome Mysovaja, poi cambiato dopo la Rivoluzione in Babushkin, in onore di Ivan Babushkin, che durante la prima rivoluzione russa del 1905 aveva organizzato il trasporto di armi per le milizie operaie. Il nonno Jakov Ivanovic, di origini bielorusse, era stato ingaggiato per i lavori della costruzione della Transiberiana. La nonna, Anna Adamovna, era nata a Cracovia. La casa dell’infanzia siberiana è una solida costruzione fatta di tronchi di larice, coi pavimenti di legno, cassapanche, stufa in stile russo con forno, sgabuzzini, scale con balaustre tornite, con lungo il piano terra un terrapieno che riparava dal freddo, permettendo di conservare nella cantina ortaggi, derrate e confetture. Insomma nella nostra memoria appare il paesaggio del dottor Živago.

Clara Strada Janovic e Vittorio Strada a Venezia. Nel 2017, dopo 59 anni di matrimonio.

Clara Strada Janovic e Vittorio Strada a Venezia. Nel 2017, dopo 59 anni di matrimonio.

L’infanzia felice, dove fratelli e amici giocano in un paesaggio incantato, come la Lysaja Gora di Tolstoj, termina con la voce alla radio di Molotov: «C’è la guerra». Nella Russia di Stalin era celebre Togliatti. È memorabile, quindi, nel 1963, l’incontro dell’autrice con Togliatti a Cogne, in Valle d’Aosta, sotto il Monte Bianco. Togliatti si siede accanto a suo marito; il discorso cade sulle repressioni di Stalin degli anni Trenta: «Noi, Strada, non sapevamo niente». A quelle parole l’autrice perde le staffe, non credendo alle sue orecchie. Risponde a Togliatti che sta leggendo Victor Serge in quel momento. Fu così che il marito Vittorio, spinto dalla convenienza “diplomatica”, assestò alla moglie russa un memorabile calcio alla caviglia. Lo sguardo di Togliatti, nonostante il soccorso, trafisse la donna imprudente: «sembrava che mi avesse tagliato una lama d’acciaio, tanto si restrinsero le sue pupille».

DE CHIRICO IL RUSSO. A MOSCA MILLE VISITATORI AL GIORNO. TUTTI PAZZI PER L’ITALIANO METAFISICO

Mosca. Corrispondenza di Roberto Coaloa.

La grande mostra su Giorgio de Chirico, tra sculture, dipinti e costumi, conquista il pubblico di Mosca. Ricostruiti i legami profondi tra l’Artista e il mondo russo di Roma a metà Novecento.

Tutte le mostre negli ex musei sovietici, che ora parlano italiano, grazie anche all’impegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca

Dal quotidiano “Libero”. Venerdì 16 giugno 2017.

 

DE CHIRICO IL RUSSO. A MOSCA MILLE VISITATORI AL GIORNO. TUTTI PAZZI PER L’ITALIANO METAFISICO

Di Roberto Coaloa

Mosca

Corrispondenza da Mosca di Roberto Coaloa. Dal quotidiano “Libero”, venerdì 16 giugno 2017.

Corrispondenza da Mosca di Roberto Coaloa.
Dal quotidiano “Libero”, venerdì 16 giugno 2017.

Nella Russia di Putin è di scena l’Italia e la grande avanguardia artistica del Novecento. Il pubblico di chi ama l’arte, infatti, ha preso d’assalto la mostra moscovita «Giorgio de Chirico. Metaphysical visions», appena inaugurata alla nuova Galleria Tretjakov, al numero 10 di Krymskij Val (aperta fino al 23 luglio). E forse non c’è luogo più adatto di Mosca per gustare appieno un grande surrealista come Giorgio de Chirico (1888-1978), fondatore del movimento della pittura metafisica. Il grande villaggio moscovita (bol’šaja derevnja) è una grande metropoli “metafisica”, avant la lettre: attraversare le sue strade, osservando i pinnacoli e le guglie dei grattacieli di Stalin, facendo meditazioni storiche e singulti reazionari, che trasudano potere, sprezzatura e totale indifferenza, si possono avere visioni alla de Chirico e riflettere sull’esistenza, che come dicono i russi è senza limiti (bespredel).

La mostra ha una grandissima affluenza di pubblico: più di mille persone ogni giorno. Nata dalla collaborazione tra la Galleria Tretjakov, la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e importanti musei prestatori italiani (GNAM di Roma, MART di Rovereto) con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura, la mostra ha un grandissimo valore, oltre che artistico, simbolico: si tratta della prima grande rassegna su de Chirico in Russia. A Mosca sono stati raccolti oltre cento capolavori tra dipinti, disegni, acquarelli, sculture e costumi teatrali. La grande varietà dei generi esposti consente di scoprire un de Chirico meno noto, il de Chirico scultore, scenografo e costumista. Fu proprio nell’ambito di questa sua multiforme attività che il Maestro stabilì uno dei più interessanti punti di contatto con la Russia, disegnando costumi e scenografie per i Balletti Russi di Sergej Djaghilev, il grande innovatore della scena teatrale europea e russa nel campo del balletto.

È proprio in Francia, che de Chirico si trova proiettato nel mondo magico della Russia, già “rivoluzionaria” prima dell’Ottobre e amata dagli amici surrealisti e dall’amico André Breton. E in mostra alla Tretjakov di Mosca ci sono ovviamente i sontuosissimi costumi realizzati da de Chirico. «Ieri ho firmato con de Chirico per il balletto di Vittorio Rieti (“Le Bal”)», scrive Djaghilev in una lettera a Ida Rubinštejn, «realizzerà gli schizzi con colori a olio, cosicché una certa collezione si arricchirà di bei lavori». “Le Bal” verrà messo in scena nel maggio 1929 a Monte Carlo e successivamente a Parigi. Nelle sue memorie de Chirico, che definisce Djaghilev non senza una lieve ironia “ballettomane”, ricorderà il grande successo con cui la rappresentazione fu accolta dal pubblico. Il rapporto tra Giorgio de Chirico e la Russia si articola in vari momenti, persone, luoghi. A Roma ci sono gli incontri con gli émigrés russes che nella capitale si raccolgono nel salotto di Olga Signorelli, e a Parigi nella cerchia di Jean Cocteau e Paul Éluard. Importante è l’esposizione nel 1929 di quattro opere di de Chirico al Museo Statale della Nuova Arte Occidentale nella Mosca bolscevica, il primo impatto che il pubblico russo avrà con la pittura dell’artista e che si ripeterà pochi anni dopo con un’esposizione di grafiche e disegni. Poi c’è un grande incontro: de Chirico conosce la ballerina russa Raissa Gurevič-Krol’, successivamente diventata sua moglie, che egli vide per la prima volta al Teatro dell’Arte a Roma, fondato da Pirandello a Palazzo Odescalchi.

La mostra moscovita è arricchita da un imponente volume, Giorgio de Chirico. Apparizioni metafisiche (edito da Antiga Edizioni), con testi in russo, inglese e italiano. Tra i saggi che migliorano la conoscenza di un de Chirico meno noto, “russo”, c’è il saggio di Tat’jana Goriačeva. Oltre a raccontare l’importanza del salotto romano di Olga Signorelli, che tradusse tra l’altro Nikolaj Berdjaev, Anton Čechov e Fëdor Dostoevskij, la studiosa russa ci racconta come nell’ambiente dell’intelligencija artistica di Roma godesse di popolarità anche un altro salotto: l’appartamento dello scrittore e storico dell’arte Pavel Muratov. Qui, ogni martedì, si radunavano gli artisti russi e oltre a de Chirico c’erano sempre Alberto Spaini, Corrado Alvaro, Vincenzo Cardarelli, Filippo de Pisis e Alberto Savinio. Il pittore Grigorij Šiltjan ha lasciato delle memorie sui martedì di Muratov: «Servivano tè, tartine e offrivano vino. Alla maniera russa, la serata si passava a tavola. Discutendo di arte, letteratura e religione ci si tratteneva fino a notte fonda. Tutti i rappresentanti della cultura russa che capitavano o vivevano a Roma frequentavano il salotto di Muratov: Vjačeslav Ivanov, l’architetto Andrej Beloborodov e, quando passava da lì dalla sua Firenze, lo straordinario copista degli antichi maestri Nikolaj Lochov». A Mosca, oggi, finalmente rivive il de Chirico “russo” che non ti aspetti!

 

DAI MAESTRI DEL RINASCIMENTO A CATTELAN

 

A Mosca la cultura italiana è amatissima. Segnaliamo oltre alla mostra su Giorgio de Chirico, quella del MAMM, il Multimedia Art Museum di Mosca, dal titolo “Precious Testimony”, una mostra che celebra la fotografa italiana Elisabetta Catalano (1941-2015), con 120 opere scattate dal 1964 al 2004, a cura di Laura Cherubini, fino al 17 luglio. Dal 13 settembre il MAMM ospiterà la collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, un excursus sull’arte contemporanea degli ultimi decenni con particolare riferimento a Maurizio Cattelan (le cui opere verranno esposte in Russia per la prima volta). L’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, diretto da Olga Strada, dà vita a due festival dedicati al Cinema italiano, da sempre molto amato e seguito in Russia, e nel corso del 2017 si sono svolti: “Da Venezia a Mosca”, giunto in questo mese di giugno alla settima edizione, e “New Italian Cinema Events”, che ha festeggiato la 20 edizione lo scorso aprile. L’Istituto nel periodo estivo sarà allietato da una serie di conferenze dedicate alla storia di Venezia ad accompagnamento della mostra, attualmente al Museo Puskin, “Il Rinascimento veneziano. Veronese, Tintoretto e Tiziano”. Alla VII Biennale di arte contemporanea di Mosca l’artista Chiara Dynys parteciperà al programma parallelo con una installazione nella tenuta museo di Archangelskoe (già proprietà dei principi Jusupov ci sono due tele del Tiepolo). A Mosca ci sono poi diverse iniziative per l’anniversario dei 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi (1567-1643) con dei concerti al Conservatorio Ciajkovskij di Mosca.

 

Una visitatrice rossovestita alla mostra moscovita dedicata alla grande fotografa italiana Elisabetta Catalano (1941-2015)

Una visitatrice rossovestita alla mostra moscovita dedicata alla grande fotografa italiana Elisabetta Catalano (1941-2015)