Archivi tag: Varja Panina

ROBERTO COALOA, “LEV TOLSTOJ. IL CORAGGIO DELLA VERITÀ”. PREFAZIONE DI GOFFREDO FOFI

Roberto Coaloa, "Lev Tolstoj. Il coraggio della Verità", Roma, Edizioni della Sera, collana “Vite di scrittori” (pagg. 200, € 17,00).

Roberto Coaloa, “Lev Tolstoj. Il coraggio della Verità”, Roma, Edizioni della Sera, collana “Vite di scrittori” (pagg. 200, € 17,00).

Anticipiamo alcuni brani tratti dalla biografia di Roberto Coaloa, Lev Tolstoj. Il coraggio della Verità, pubblicato da Edizioni della Sera, nella collana “Vite di scrittori” (pagg. 200, € 17,00).

Molte le novità, in particolare sul viaggio europeo di Tolstoj, nel 1857, con una tappa rilevante nella capitale sabauda. Scritti inediti: i taccuini del viaggio in Italia, le opere sulla guerra russo-giapponese e la rivoluzione del 1905. All’inizio del Novecento, Tolstoj è stato l’uomo più famoso al mondo. Tolstoj diventò il riferimento del pacifismo internazionale, dal Nobel per la pace italiano, Ernesto Teodoro Moneta, ai maestri delle controculture contemporanee. Per questo motivo, come ha osservato Goffredo Fofi nella prefazione, ciò che oggi ci intriga di più di Tolstoj, oltre alla bellezza dei suoi capolavori,  è il modo in cui egli ha tentato di risolvere il conflitto tra l’artista e il profeta: «Qui il confronto con Gandhi si impone, favorito dalla lettura delle pagine che in questo libro lo evocano».

 

CHI È STATO LEV NIKOLAEVIČ TOLSTOJ?

Ezio Gribaudo, "Tolstoj". Inchiostro di china (1949).

Ezio Gribaudo, “Tolstoj”. Inchiostro di china (1949).

La figura del conte russo è per certi versi un enigma, nonostante che lo studioso abbia a disposizione una massa di documenti impressionante intorno alla sua vita. Tolstoj scrisse molte pagine autobiografiche nei suoi romanzi, ebbe corrispondenze vaste e tenne numerosi diari. Nella vecchiaia dello scrittore, oltre ai diari (uno più piccolo, nel quale fissava la stesura immediata dei pensieri; e un altro dove accresceva le prime annotazioni), abbiamo le testimonianze dei suoi famigliari, che riportarono in lettere e memorie ogni attimo della sua esistenza: la moglie teneva un diario, soprattutto le figlie Tat’jana, Maša e Aleksandra annotavano le loro impressioni sul padre, come pure, giornalmente, il medico e i segretari. La sua effigie fu immortalata in ritratti pittorici e fotografici, in un numero straordinario per l’epoca (sua moglie Sof’ja, un vero talento fotografico, gli scattò centinaia d’immagini). Tolstoj, inoltre, ebbe discepoli sparsi in tutto il mondo e le opere sui suoi scritti e i profili biografici sono, a quasi due secoli dalla nascita, copiosissimi.

[…] La biblioteca personale dello scrittore è unica: è uno dei complessi culturali di maggiore rilevanza fra le biblioteche dei letterati famosi pervenutaci. Non c’è patrimonio che caratterizzi uno scrittore meglio dei suoi libri.

[…] Dello scrittore abbiamo addirittura delle registrazioni audio: nell’autunno del 1909, Tolstoj registrò per la Gramophone Company dei messaggi in russo, inglese, tedesco e francese dove affermava che «lo scopo della vita è il perfezionamento di sé». Chi scrive ebbe la fortuna di trovare, in un mercatino dell’antiquariato, una di queste registrazioni pubbliche, un disco di 78 giri contenente la voce del «Graf Leo Tolstoy». Prima di allora, Tolstoj era stato un ammiratore dei progressi della tecnica e un pioniere delle registrazioni audio, avendo usato sul finire dell’Ottocento i primi fonografi. Fu lo stesso Thomas Alva Edison a regalare allo scrittore una delle sue invenzioni. Tolstoj amò la musica e, appena ebbe un grammofono, ascoltò con enorme piacere i dischi con le incisioni della cantante tzigana Varja Panina.

Fin da ora queste prime considerazioni contrastano con l’idea – assai diffusa – che lo scrittore sia il cantore di un ritorno al passato, di una società patriarcale, che rigetta le conquiste della scienza e che non ama l’arte se non quella legata a un’immediata utilità sociale.

Contraddizioni che segnano la biografia di Tolstoj in maniera continua. Solamente un attento interprete può svelare chi è stato veramente lo scrittore.

Proprio per questa immensa quantità di materiali, tutti utili per la ricerca storica, è forse difficile per lo studioso cimentarsi a scrivere un’opera biografica, anche dopo aver fatto una attenta ricerca e aver sistemato diligentemente le fonti primarie da quelle secondarie.

Così, l’uomo Tolstoj continua ad essere un enigma, soprattutto quando si sdoppia in più di un personaggio all’interno dei suoi romanzi, come nel caso di Guerra e pace e Anna Karenina.

Ambiguità che seguono Tolstoj nella sua lunga vita.

Ad esempio, studiando il primo viaggio di Tolstoj in Europa, il biografo che utilizzasse solo le sue lettere potrebbe cadere in errore nel dare un significato a quell’esperienza. Probabilmente rimarrebbe sorpreso nel trovare un giovane conte russo che si esprime come un semplice tourist inglese. In questo caso lo storico e il biografo di Tolstoj devono studiare anche i suoi taccuini di viaggio, personali, e non destinati ai familiari. Ai parenti Tolstoj indirizzava delle lettere “normali”, semplici, con lo scopo soprattutto di rassicurare le persone, quelle a lui più care, e nel caso di ex tutrici e familiari più devoti all’etichetta nobiliare, il viaggiatore cercava inoltre di rassicurarli sulla sua condotta aristocratica, naturalmente comme il faut. Non era così, ovviamente, e se leggiamo attentamente i suoi scritti più personali, come alcune lettere agli amici, notiamo nel giovane Tolstoj un comportamento viziato, sregolato e dissoluto.

 

TOLSTOJ PRIMA DEL MATRIMONIO: UN HIPSTER MOLTO COOL E FANNULLONE

Л. Н. Толстой, 1862. Фотография М. Б. Тулинова. Москва.

Л. Н. Толстой, 1862. Фотография М. Б. Тулинова. Москва.

Il 23 settembre 1862, dopo appena una settimana di fidanzamento, Tolstoj sposa la diciottenne Sof ’ja Andreevna, seconda delle tre figlie del medico di corte Bers. Lei ha sedici anni in meno del marito: Tolstoj ha trentaquattro anni e una fama letteraria ancora tutta da conquistare. Nel 1862, Lev Nikolaevič (detto Lëvočka, Lëva) si mostra cool: era un barbuto Hipster ante litteram, un’anima errante, un personaggio sicuramente anticonformista. Alla giovane Sof ’ja Andreevna Bers (detta Sonja, Sonečka), l’uomo maturo dalla lunga barba da pioniere americano aveva parimenti un portamento signorile, dandy. Tolstoj era per lei tremendamente sexy. Non sapeva che nella giovinezza era stato un nobile irritante, amorale e anarchico, dandy comme il faut, certo, ma un fannullone che s’imponeva delle regole sempre disattese da sregolatezze enormi, come è descritto, ad esempio, dal suo diario nell’inverno 1850: ≪Vivo come un bruto […] la sera ho redatto delle regole e poi me ne sono andato dalle zingare≫. Al giuoco delle carte aveva perso la grande dimora di Jasnaja Poljana, poi ricostruita.

 

TOLSTOJ E IL BEL PAESE

Il conte Cavour a Leri, dopo la pace di Villafranca. 1859.

Il conte Cavour a Leri, dopo la pace di Villafranca. 1859.

Nel 1857 il conte Tolstoj e in Piemonte, dove vede, al Parlamento subalpino, il conte di Cavour. Ci sono diverse analogie tra i due uomini: prima di tutto l’amore per la natura e la scelta di una villa di campagna come buen retiro. Tolstoj ha la sua Jasnaja Poljana, Cavour ama i suoi poderi, in particolare la Grangia di Leri.

[…] Cavour usava i suoi cospicui guadagni per migliorare le condizioni dei suoi contadini, occupandosi di loro, invitando medici qualificati a Leri, rendendo più salubre la zona, impiegando, ad esempio, una fognatura sul modello inglese, e cercando di migliorare la vita degli uomini. La stessa cosa faceva il conte Tolstoj a Jasnaja Poljana, dove oltre a lavorare con i suoi contadini, adoperava il resto del suo tempo all’attività pedagogica nella scuola per i figli dei lavoratori. Con i suoi collaboratori, il conte pubblicava una rivista di pedagogia. In Tolstoj l’amore per la natura è legato in modo istintivo con l’amore per il lavoro fisico nei campi. Tolstoj, con tutta la sua attenzione ai fenomeni della natura, solo in casi estremi rinunciava a una passeggiata a cavallo dopo la prima colazione. Se pioveva indossava un paltò impermeabile, ma non rinunciava. Cosi se c’era ghiaccio, andava a piedi, ma non rinunciava. Anche se non si sentiva bene, camminava lentamente, non si allontanava troppo di casa, ma non rinunciava alla sua passeggiata nella natura. Una straordinaria semplicità si univa in lui a un amore esclusivo per i boschi e la campagna. La moglie Sof ’ja osservò in una lettera: ≪Lëvočka per interi giorni pulisce il giardino con la vanga, strappa le ortiche e la bardana, prepara delle aiuole≫. Lo stesso scrittore scrive a uno dei suoi corrispondenti che da cinque giorni falcia erba con i contadini, prova non soddisfazione, ma una felicità che non aveva mai provato fino allora. A Jasnaja Poljana ara, semina, falcia, a Mosca va al fiume a segare e spaccare legna, trasportare acqua. Tolstoj previde in modo geniale il rovescio della civilizzazione e invitò a tornare alla natura, alla terra: ≪Possibile che non ci sia abbastanza posto per gli uomini su questa magnifica terra, sotto questo immenso cielo stellato? Possibile che in mezzo a questa natura affascinante possa ancora esistere nell’uomo la cattiveria, la vendetta, l’istinto di distruzione dei propri simili? Tutta la cattiveria nel cuore dell’uomo dovrebbe scomparire a contatto con la natura, che è la più immediata espressione di bellezza e bontà≫. Tolstoj capì perfettamente a che cosa porta il trasferimento del contadino in citta, il suo distacco dalle condizioni di vita naturali, dalla natura; con grande interesse e comprensione lesse il volume dello scrittore americano Upton Sinclair, The Jungle, sugli agglomerati di immigrati, ex-contadini, nelle citta, vera giungla della “civilizzazione”.

[…] A Torino, nel giugno 1857, il personaggio più celebre e Cavour: Tolstoj assiste a una seduta del parlamento subalpino, dove ascolta il conte piemontese. È il 16 giugno. Tolstoj annota: ≪Andai in due Musei, delle Armi e delle Statue e alla Camera dei Deputati. Abbiamo pranzato tutti insieme magnificamente. Poi siamo andati a passeggiare. Li ho trascinati tutti in un [bordello] e me ne andai via. Družinin è rimasto. A un concerto, a udire le sorelle Ferni. La migliore società del regno sardo. Piacevolmente chiacchierai con Družinin e mi coricai tardi…≫. Družinin era un amico che Tolstoj conobbe nel periodo del suo primo successo letterario, dopo la Crimea. Era un romanziere, critico e traduttore di Shakespeare, che in seguito fu d’aiuto a Tolstoj con molte utili osservazioni. A Torino, il giorno dopo, lo scrittore annota: ≪Mi sono svegliato presto, ho fatto un bagno, sono corso all’Atheneum. Senso d’invidia per quella vita giovane, forte, libera. Andammo al caffè. Dovunque si può vivere e bene. Partimmo con Vladimir Botkin per Chivasso. Commento all’interpellanza di Brofferio. In diligenza con Angelet, un suo compagno e un Italiano biondo. Un ufficiale a riposo, burlone, che ha stima dei postriboli…≫.

Uscendo da Palazzo Carignano, lo scrittore russo, da goloso (non era ancora diventato un nobile penitente), sarà andato al Cambio, il ristorante di Cavour. Incuriosisce la scelta dei due Musei visitati a Torino da Tolstoj: il ≪Museo delle Armi≫ e senza dubbio l’Armeria Reale, aperta al pubblico nel 1837 da Re Carlo Alberto, quello ≪delle Statue≫ e il Museo Egizio, inaugurato ai tempi di Re Carlo Felice.

[…] Senza dubbio il ≪caso italiano≫ era, per i russi che in quegli anni visitavano il Bel Paese, un modello in cui si manifestavano i programmi e le lotte delle varie forze in campo: dai conservatori-legittimisti, ai liberali-costituzionalisti, ai democratici-radicali, ed essi cercavano di trarne esempio per giudicare delle sorti future dell’Impero zarista, avviato sulla strada delle riforme dopo l’avvento al trono di Alessandro II.

[…] Tolstoj viaggerà in Italia in altre due occasioni: tra il 1860 e il 1861 e nel 1891. Nell’ottobre 1859, Tolstoj apre a Jasnaja Poljana una scuola per i figli dei contadini, inventa un nuovo sistema di educazione e istruzione, e nell’estate del 1860 parte di nuovo per l’estero con la famiglia della sorella “Masha”. Visita scuole e università in Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Italia, Inghilterra, incontra filosofi, politici, insegnanti. A Londra ottiene una commendatizia da Matthew Arnold, celebre poeta e critico, in quegli anni anche ispettore scolastico, per visitare gli istituti d’istruzione. Nel complesso, il sistema scolastico europeo lo delude: raccoglie comunque elementi utili per la sua esperienza e arricchisce la biblioteca personale di Jasnaja Poljana con decine di volumi di carattere pedagogico.

Nel dicembre 1860 restò due settimane a Firenze, passando per Livorno. Poi nel 1861 visitò per brevi soggiorni Firenze, Roma, Napoli e Venezia. Nel 48° volume delle Opere, si legge nella pagina di un diario, il 13 aprile 1861: ≪Prima viva impressione della natura e dell’antichità – Roma – ritorno all’arte≫. Roma produce sullo scrittore una forte impressione. Al caffe Greco, uno dei luoghi prediletti da Gogol’, incontra artisti e scrittori russi. A Firenze, Tolstoj resta colpito dall’ordine, dalla pulizia e dal sentirsi sempre a suo agio. Sull’Arno incontra un lontano parente, il decabrista principe Volkonskij con la moglie. Il principe diventa il prototipo del personaggio di Pierre Labazov nel romanzo incompiuto I decabristi, di cui furono scritti solo tre capitoli. Fin dal 1856 Tolstoj aveva in mente un romanzo su un decabrista che ritorna dall’esilio: ne legge alcuni capitoli all’inizio del 1861 a Firenze a Turgenev, che predice all’autore un grande futuro. La visita a Venezia gli ispira un breve racconto per il suo Abecedario.

Nel 1891 lo scrittore si reca a Firenze per partecipare a un convegno ecumenico dal titolo ≪Conferenze sulla fusione di tutte le Chiese cristiane≫, dove si dichiara favorevole alla ≪proposta di fondere le Chiese cristiane in una sola che abbia per capo il Papa di Roma e per base la sua organizzazione esteriore nella formula cavouriana e per fondamento del suo pensiero le massime di Cristo e dell’Evangelo».

Jasnaja Poljana oggi.

Jasnaja Poljana oggi.