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JACOB BURCKHARDT. BICENTENARIO DELLA NASCITA. 1818-2018.

In viaggio con Carl Jacob Christoph Burckhardt! Con un ritratto dello storico a Vicenza nel 1993: Nina Huygen, Machteld Voss, Marieke Oudejans, Davide Tardivo e Roberto Coaloa.

In viaggio con Carl Jacob Christoph Burckhardt! Con un ritratto dello storico a Vicenza nel 1993: Nina Huygen, Machteld Voss, Marieke Oudejans, Davide Tardivo e Roberto Coaloa.

Oggi, venerdì 25 maggio 2018, al Club Dumas, si tiene una conferenza di Roberto Coaloa dedicata al bicentenario della nascita dello storico Jacob Burckhardt (1818-1897), nato a Basilea il 25 maggio 1818, morto a Basilea l’8 agosto 1897. L’opera più nota dello storico svizzero è La civiltà del Rinascimento in Italia, pubblicata nel 1860. Uno dei libri più fortunati di Burckhardt è il Cicerone, che ebbe molte edizioni durante la vita dell’autore. Fu pubblicato per la prima volta nel 1855. La nona edizione di Der Cicerone fu pubblicata a Lipsia nel 1904 a cura di Wilhelm Bode e Cornelius von Fabriczy.

Anticipiamo e riassumiamo l’intervento di Roberto Coaloa, che da tempo indaga sul pensiero e sulla vita dello storico svizzero.

 

JACOB BURCKHARDT. BICENTENARIO DELLA NASCITA. 1818-2018.

Di Roberto Coaloa

Burckhardt, per Aby Warburg, era un «lucido negromante». Era un «veggente», come Friedrich Nietzsche.

Si dovrebbe ricordare Burckhardt solo per il fatto che fu Maestro di Nietzsche, che lo considerava l’uomo più «straordinario» della sua epoca.

E come non ricordare Nietzsche, che si rivolse sempre con rispetto al suo Maestro, prima e dopo la follia.

Da Sils Maria, nell’autunno del 1888. Nietzsche scrisse a Burckhardt, annunciando Il caso Wagner:

Illustrissimo signor Professore,

mi prendo la libertà di presentarLe un piccolo scritto estetico, scritto per ricrearmi in mezzo alla severità dei miei compiti, ma non per questo scevro di serietà.

Il tono ironico e leggero dell’opuscolo – ne sono certo – non La ingannerà. Forse io ho il diritto di parlare finalmente chiaro del “caso Wagner”, forse ne ho il dovere. Oggi il favore di Wagner è all’apice. I tre quarti dei musicisti del mondo sono convinti wagneriani; da Pietroburgo a Parigi, da Bologna a Montevideo i teatri vivono di quest’arte; recentemente il giovane imperatore di Germania ha definito la faccenda un evento nazionale di prim’ordine ponendosene alla testa: sufficiente motivo per scendere in campo. Riconosco – dato il carattere internazionale del problema – che avrebbe dovuto essere scritto, anziché in tedesco, in francese…

Ho saputo che poco tempo fa la pietas di un’intera città ha ricordato con profonda riconoscenza il suo primo educatore e benefattore. Modestamente mi son fatto lecito di unire i miei sentimenti a quelli di un’intera città.

Il suo Dr. Friedrich Nietzsche.

Nietzsche indirizzò poi a Burckhardt quello che sarebbe stato il suo ultimo biglietto della follia, da Torino, il 4 gennaio 1889, il giorno seguente il fatidico 3 gennaio, quando il filosofo abbracciò un cavallo in via Po. Nietzsche, firmandosi nel biglietto con un semplice «Dioniso», scrisse:

Ecco il piccolo scherzo per l’amor del quale dimentico la noia di aver creato il mondo. Ora lei è – tu sei – il nostro grande maggiore Maestro: giacché io, con Arianna, non abbiamo che da essere l’aureo equilibrio delle cose: in ogni ramo vi è qualcosa al disopra di noi…

Oggi, nel bicentenario della nascita del più grande storico dell’Ottocento, leggeremo alcune pagine tratte dai suoi maggiori lavori: Die Zeit Constantins des Großen, Cicerone e Die Kultur der Renaissance in Italien.

Jacob Burckhardt nel 1895.

Jacob Burckhardt nel 1895.

Da leggere attentamente sono poi alcune opere di Burckhardt nate dagli appunti dei suoi studenti di Basilea. Si tratta di Weltgeschichtliche Betrachtungen e Historische Fragmente.

In queste pagine Burckhardt appare non solo lo storico del Rinascimento in Italia. È uno dei pensatori più influenti, amato da Walter Benjamin, indispensabile alla nostra sensibilità moderna, impregnata dalla filosofia di Nietzsche. Non a caso fu Nietzsche a citare lo storico in Sull’utilità e danno della storia per la vita. Il filosofo scrive del tipo di storia antiquaria che custodisce e venera: «Con quest’animo Goethe contemplò il monumento di Erwin von Steinbach… Un tale senso e impulso guidò gli Italiani del Rinascimento e risvegliò nei loro poeti l’antico genio italico a una “nuova meravigliosa risonanza di una corda antichissima”, come dice Jacob Burckhardt».

La nostra coscienza è legata a un atavismo europeo, quello del mondo di ieri, delicato e fine, di cui Burckhardt è il massimo interprete. Lo storico criticò la moderna società industriale e fu contrario alle tendenze idealistiche e storicistiche dominanti nel mondo accademico dell’epoca, elaborando una caratteristica analisi storiografica, chiamata Kulturgeschichte.

Burckhardt ci ha mostrato il compito più urgente di tutti: quello di salvare la cultura, anche in quanto storia. Inoltre occorre lottare per difendere il patrimonio spirituale dell’umanità, perché è frottola ottimistica che esso non possa mai andare perduto. Più volte Burckhardt afferma che lo storico non è autorizzato né a sperare né a disperare del presente, per quanto i segni che stanno all’orizzonte possano far prevedere catastrofi e sconvolgimenti.

In viaggio con Carl Jacob Christoph Burckhardt! Roberto Coaloa con un ritratto dello storico a Milano, Castello Sforzesco, aprile 1993.

In viaggio con Carl Jacob Christoph Burckhardt! Roberto Coaloa con un ritratto dello storico a Milano, Castello Sforzesco, aprile 1993.