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EZIO GRIBAUDO. «QUANDO IL NOBEL IOSIF BRODSKIJ DISEGNAVA GATTI NELLA MIA CUCINA»

Pablo Picasso con Ezio Gribaudo, a Vallauris, 1951

Pablo Picasso con Ezio Gribaudo, a Vallauris, 1951

 

Ezio Gribaudo, pittore, collezionista, amico di Bacon e Fontana, confidente di Picasso. Vita e confessioni del novantenne editore d’arte omaggiato da una mostra a Taormina. Intervista di Roberto Coaloa sul quotidiano “Libero”, martedì 13 settembre 2016.

La mostra dedicata a Gribaudo è nella magnifica cornice di Palazzo Corvaja: «Dall’opera al libro e dal libro all’opera» (fino al 16 ottobre). Sempre a Taormina si sta svolgendo (e termina il 17 settembre) Taobuk – Taormina international book festival. Tra gli ospiti: Edoardo Albinati, Marc Augé, Eva Cantarella, Massimo Carlotto, Benedetta Craveri, Michael Cunningham, Marc Levy, Claudio Magris e Michel Onfray.

Oggi, 13 settembre, per Taobuk, una conversazione sul tema «Dietro le pagine di un libro d’arte», con Paola Gribaudo e Barbara Tutino, pensata in occasione della mostra «Dall’opera al libro, dal libro all’opera».

 

EZIO GRIBAUDO. «QUANDO IL NOBEL IOSIF BRODSKIJ DISEGNAVA GATTI NELLA MIA CUCINA»

Di Roberto Coaloa

Fino al 17 settembre torna Taobuk – Taormina international book festival. Tra gli ospiti: Edoardo Albinati, Marc Augé, Eva Cantarella, Massimo Carlotto, Benedetta Craveri, Michael Cunningham, Marc Levy, Claudio Magris e Michel Onfray.

È l’occasione anche di visitare, nella magnifica cornice di Palazzo Corvaja, una mostra dedicata a Ezio Gribaudo: «Dall’opera al libro e dal libro all’opera». La preziosa esposizione termina il 16 ottobre. Il catalogo è un vero e proprio libro d’artista, realizzato dall’editore Gli Ori di Pistoia (ottimo esempio di libro da collezionare, un tesoro in sé). Il volume documenta l’opera di Gribaudo, con un ricco apparato di immagini, lettere e fotografie, e la storia di un editore, con testi di Mario Andreose e Barbara Tutino. Non mancano i riferimenti alla Sicilia, il dipinto di Guarienti «Lettera dalla Sicilia» e Renato Guttuso i cui testi furono scritti da Vincenzo Consolo, Giuseppe Tornatore e Fabio Carapezza. Il tutto è curato da Paola Gribaudo, figlia e prima collaboratrice di Ezio che in mostra espone una selezione dei mille libri che ha curato fino ad ora e terrà una conversazione sul tema «Dietro le pagine di un libro d’arte», al Taobuk il 13 settembre.

Lo studio torinese di Ezio Gribaudo. Venerdì 9 settembre 2016.

Lo studio torinese di Ezio Gribaudo. Venerdì 9 settembre 2016.

Chi scrive ha intervistato Ezio Gribaudo (nato il 10 gennaio 1929 a Torino) nel suo studio nell’antica capitale sabauda. Lì, ci sono i suoi libri, le sue opere. Da un’ampia finestra si vede la Mole Antonelliana e il giro delle Alpi che circonda Torino. Il Maestro mi guarda attraverso i suoi occhiali scuri. Guardo Gribaudo (vestito da gran flâneur, con le mani eleganti sempre in movimento) e gli chiedo se ha nostalgie: «Sì. Francis Bacon mi disse: “Vieni a Londra perché voglio farti un ritratto di quelli piccoli”. Gli dissi che sarei andato, ma preso da mille cose… stupidamente non trovai il tempo. Voleva che posassi per lui a Londra. Un rimpianto che mi porterò dietro tutta la vita». Non possiamo che sorridere a questa “disavventura”; ma d’altro canto va gustata come un bellissimo aneddoto di una vita irripetibile d’artista.

Ezio Gribaudo fotografato da Roberto Coaloa a Torino, nel 2011.

Ezio Gribaudo fotografato da Roberto Coaloa a Torino, nel 2011.

Il giovane Gribaudo («avrei voluto essere uno studente dandy di Eton College») studiò architettura interessandosi alle tecniche grafiche e tipografiche. Vicino alle esperienze di Tapies, Burri, Fontana, Gribaudo ha esaltato l’importanza della materia; per le sue tavole (rilievi, rilievi e serigrafie, bassorilievi) e per le sue sculture, realizzate in polistirolo (Logogrifi), ha sempre usato prevalentemente il bianco su bianco. Il Maestro è anche un noto collezionista d’arte, una figura ricca di sfaccettature anche se l’editoria è stata sempre la sua passione predominante: «la mia prima casa editrice era la Pozzo, che stampava gli orari ferroviari e grazie a me iniziò a fare libri d’artista». Nella sua “galleria editoriale” c’è il meglio del Novecento: da Fabbri editori, Tallone e Vanni Scheiwiller. Poi ci sono le relazioni con gli artisti di cui Gribaudo fu amico, editore, collaboratore e, più di tutto corrispondente spirituale: Lucio Fontana, De Chirico, Picasso, Mirò, Sutherland. Le monografie degli artisti pubblicate da Gribaudo sono sempre accompagnate dagli scritti di letterati e poeti. Beckett, ad esempio, scrisse per Bram Van Velde. Nella mostra di Taormina sono così uniti Pasolini, Moravia, Bacon e Jean Dubuffet.

Gribaudo ricorda i suoi viaggi: «Il più importante fu quello con Fontana nel 1961 a New York». Il Maestro torinese pubblicò Devenir de Fontana: «Lucio stava ore alle lastre. Gli ori erano ottenuti da una carta speciale, metallica. Abbiamo poi realizzato un’edizione di cento esemplari che conteneva un originale. Quelle copie sono servite a coprire le spese. Ecco, questi sono i lavori che Fontana ha fatto con le carte metalliche. Ne possiedo uno, minuscolo, rosso, di rara bellezza. Lui aveva una straordinaria creatività. Gli operai ne erano affascinati».

Iosif Aleksandrovič Brodskij (1940-1996) con gatto.

Iosif Aleksandrovič Brodskij (1940-1996) con gatto.

Intensi anche i viaggi di Gribaudo in Russia; i primi da ragazzo, negli anni Cinquanta, per scoprire i maestri delle avanguardie. Poi l’amicizia con Chemiakin, di cui Gribaudo diventò editore. Nel 1988 il poeta russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la letteratura nel 1987, ospite d’onore del primo Salone del Libro, saputo che a casa di Gribaudo era ospite il connazionale Tselkov, tralasciò tutti gli impegni ufficiali per andare a casa dell’artista torinese. Gribaudo ricorda: «E così improvvisammo una cena a cui parteciparono anche Roberto Calasso e sua moglie Fleur Jaeggy. Prima di andarsene, a notte fonda, Brodskij disegnò un gatto sul mio librino d’oro».

PARIGI. IL PALAZZO DI TALLEYRAND

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Principe di Benevento (Parigi, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838). Gravure à l'eau-forte. Colleziona privata.

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Principe di Benevento (Parigi, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838). Gravure à l’eau-forte. Collezione privata.

Recensione di Roberto Coaloa, “Domenica”, IlSole-24Ore, sul volume di Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet (Domenica 20 dicembre 2015).

PARIGI. IL PALAZZO DI TALLEYRAND

Di Roberto Coaloa

Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet, Skira, Milano, pagg. 192, € 35,00.

Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet, Skira, Milano, pagg. 192, € 35,00.

I destini del Bel Paese a Parigi sono legati a leggendari edifici, di cui spesso ignoriamo la storia. Eppure sono dei tesori dello Stato italiano oltre confine, carichi di avventure, di episodi spesso più avvincenti di quelli dei protagonisti che vi hanno soggiornato per brevi o lunghi periodi.

Oggi, grazie a Marina Valensise, direttore dell’Istituto italiano di Cultura a Parigi, abbiamo un’opera comme il faut sull’Hôtel de Galliffet. L’autrice, con sublime flânerie, che alleggerisce la precisione storica sorretta da un grande stile letterario, offre una biografia appassionata di questo palazzo, acquistato dallo Stato italiano per un milione e duecentomila franchi nel 1909 (con un’operazione compiuta dal conte Giovanni Gallina durante il governo Giolitti), ma già sede, dal 1895, della nostra Ambasciata. L’edificio ospitò poi il Consolato generale e l’Istituto italiano di Cultura dal 1962.

«Ogni sera, – scrive Marina Valensise – lasciando a notte fonda lo studiolo di Talleyrand, giro il pomello di ottone sulla porta segreta nascosta da un vecchio specchio fumé, afferro la maniglia dell’altra porticina che immette nella segreteria di direzione e, mentre sto per affrontare il buio pesto di quelle stanze, dove una curiosa lacuna nell’impianto elettrico ha lasciato inerti gli interruttori, sento aleggiare intorno a me una strana presenza, con il suo profumo d’altri tempi. Un aroma d’ambra, un sentore di cipria, il fruscio di un merletto…». Sembra l’incipit di una storia di fantasmi alla Henry James, in realtà è il modo raffinato in cui l’autrice ci introduce il più noto degli abitanti dell’Hôtel de Galliffet: Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838). Lì, il Principe di Benevento, che aveva servito Napoleone, in nome di Luigi XVIII negoziò e sottoscrisse la pace tra la Francia e le potenze alleate. La dimora, strappata ai Galliffet dai giacobini diventò, infatti, la sede del Ministero degli Affari Esteri dal 1794 al 1821. La dimora accolse non solo Napoleone, Chateaubriand e Madame de Staël; lì Talleyrand decise di fare una sontuosissima festa, nel 1798, in onore di Joséphine; lì festeggiò, nel 1802, il matrimonio con l’algida e irresistibile Catherine Grand nata Worlée. Inoltre, in qualche anfratto del sottotetto di Palazzo Galliffet al quale si entra da una piccola scala a chiocciola che parte dal secondo piano, c’era la famosa fabbrica di falsi dove si sfornavano sigilli contraffatti con gli stemmi delle corti e delle cancellerie di mezza Europa.

Dopo le trame quotidiane di Talleyrand, l’edificio ritornò ai Galliffet, eccentrica e gloriosa schiatta francese, i cui destini si legarono ai sogni militari di Napoleone III, alla spedizione di Massimiliano d’Asburgo in Messico e allo sguardo attento di Marcel Proust, che ne scrisse ammirato.

L’edizione bilingue francese e italiana coedita da Skira e dall’Istituto italiano di Cultura è arricchita dalle fotografie di Guy Bouchet (coordinamento editoriale di Paola Gribaudo).

Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet, Skira, Milano, pagg. 192, € 35,00.

Recensione di Roberto Coaloa, “Domenica”, IlSole-24Ore, sul volume di Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet (Domenica 20 dicembre 2015).

Recensione di Roberto Coaloa, “Domenica”, IlSole-24Ore, sul volume di Marina Valensise, L’Hôtel de Galliffet (Domenica 20 dicembre 2015).