Archivi tag: Modigliani

L’ITALIANO PIÙ AMATO DAI FRANCESI? UN PARMIGIANO CAMPIONE DI LOTTA

Lino Ventura in tenuta da lottatore nei primi anni Cinquanta.

Lino Ventura in tenuta da lottatore nei primi anni Cinquanta.

Una mostra a Parigi conferma il primato di notorietà di Lino Ventura in Francia.

A 30 anni dalla morte, l’era Macron celebra l’ex medaglia d’oro di greco-romana.

Dal quotidiano “Libero”. Giovedì 29 giugno 2017.

 

L’ITALIANO PIÙ AMATO DAI FRANCESI? UN PARMIGIANO CAMPIONE DI LOTTA

Di Roberto Coaloa

Parigi

Corrispondenza da Parigi di Roberto Coaloa. Dal quotidiano “Libero”, giovedì 29 giugno 2017.

Corrispondenza da Parigi di Roberto Coaloa.
Dal quotidiano “Libero”, giovedì 29 giugno 2017.

Nella capitale francese una mostra sul Bel Paese sta avendo un grandissimo successo di pubblico. È «Ciao Italia ! Un siècle d’immigration et de culture italiennes en France (1860-1960)», fino al 10 settembre al Musée national de l’histoire de l’immigration. Il percorso è affascinante perché nel secolo che va dal Risorgimento alla Dolce vita di Fellini i francesi sono diventati pazzi per il nostro cinema e per artisti come De Nittis, Modigliani, Boldini, Campigli, Severini e Cappiello. Nella rassegna di fotografie, caricature, illustrazioni pubblicitarie, quadri, film e documenti sui nostri connazionali in Francia non mancano le sorprese, come la riscoperta di un grande attore, quasi dimenticato da noi.

Trent’anni fa, nel 1987, un sondaggio rivelò che l’attore più amato dai francesi era Lino Ventura. Proprio in quell’anno, il 22 ottobre 1987, Ventura moriva a sessantasette anni. Contro ogni attesa la Francia aveva scelto come emblema del fascino maschile, genuinamente latino, non Jean Gabin, non Jean Paul Belmondo, non Alain Delon, ma un immigrato italiano, nato a Parma il 14 luglio 1919.

Catalogo della mostra «Ciao Italia ! Un siècle d’immigration et de culture italiennes en France (1860-1960)», fino al 10 settembre al Musée national de l’histoire de l’immigration di Parigi.

Catalogo della mostra «Ciao Italia ! Un siècle d’immigration et de culture italiennes en France (1860-1960)», fino al 10 settembre al Musée national de l’histoire de l’immigration di Parigi.

A sette anni, il piccolo Angiolino emigra con la madre a Parigi. La vita del piccolo Ventura è difficile, emarginato dai compagni di scuola francesi. Il riscatto avviene con lo sport: nel 1950 è campione d’Europa di lotta greco-romana. Poi, per caso, Ventura diventa una star del cinema, quando nello straordinario Grisbì (secondo François Truffaut un film sulla vecchiaia e l’amicizia) interpreta un feroce gangster. È lì che i francesi s’innamorano di Ventura. Per primo il suo scopritore, il regista Jacques Becker. La sua presenza scenica è ammirata anche da Jean Gabin, che gli trasmette, con Grisbì, il testimone del “gorilla” del cinema francese.

Di Ventura, battezzato il “Duca di Parma” da César, scultore e amico fraterno, all’anagrafe César Baldaccini, marsigliese di origini toscane, erano piaciuti il fisico allevato all’école de la rue, in uno dei quartieri più poveri di Parigi, Montreuil-Sous Bois. La sua aria da duro e la partecipazione alla Resistenza, combattuta dalla parte dei francesi contro gli italiani fascisti, lo aveva aiutato ad entrare nelle grazie di un pubblico bisognoso di antieroi. Poi, dall’altra parte, c’è l’aspetto umano di Ventura, che fu tra i primi a sensibilizzare l’opinione pubblica sui bambini portatori di handicap, lasciando il suo patrimonio a istituti di ricerca medica e creando l’associazione umanitaria «Perce-Neige» a Saint-Cloud.

Il trentacinquenne Lino Ventura con il leggendario Jean Gabin in "Grisbì" (1954).

Il trentacinquenne Lino Ventura con il leggendario Jean Gabin in “Grisbì” (1954).

Sono moltissimi i film francesi di Ventura: storie di gangsters, ovviamente, ma anche film antimilitaristi e in costume. Una delle sue interpretazioni migliori è nel film La Bonne Année di Claude Lelouch, accanto a Françoise Fabian.

Lino Ventura, nel film "La Bonne Année" (1973) di Claude Lelouch, accanto a Françoise Fabian.

Lino Ventura, nel film “La Bonne Année” (1973) di Claude Lelouch, accanto a Françoise Fabian.

Molto amati i suoi film, girati spesso con gli amici di una vita: Bernard Blier, Jacques Brel e Charles Vanel. Chez nous, Lino girò alcuni film importanti. Il primo, nel 1961, La ragazza in vetrina, diretto da Luciano Emmer: un film drammatico che racconta le condizioni miserabili dell’emigrazione italiana nel nord dell’Europa. Il secondo, nel 1976, Cadaveri eccellenti, diretto da Francesco Rosi, tratto dal romanzo Il contesto di Leonardo Sciascia, con le musiche di Piero Piccioni. Il film è da guardare per almeno due ragioni. La prima è Ventura stesso, straordinario, che in una scena famosa dialoga con Max Von Sydow su Voltaire e «l’errore giudiziario». La seconda ragione per rivedere il film è il tema trattato: la situazione italiana degli anni Settanta, dove esiste un potere sopra lo Stato. Il terzo film, del 1984, è Cento giorni a Palermo, diretto da Giuseppe Ferrara, dove Ventura interpreta il generale Dalla Chiesa.

Jean Gabin con il cinquantenne Lino Ventura nel film di Henri Verneuil, "Il clan dei siciliani" (1969).

Jean Gabin con il cinquantenne Lino Ventura nel film di Henri Verneuil, “Il clan dei siciliani” (1969).

Chi è stato Lino Ventura? Una simpatica canaglia come attore, in privato un bon vivant, che amava la buona cucina italiana. Un numero uno, certo. Nella sua vita, però, fuori dalla carriera d’attore, troviamo sviluppati altri temi: l’immigrazione, la famiglia e l’amicizia. Su Lino Ventura, a 30 anni dalla morte, è in preparazione un’elaborata biografia che piacerà ai francesi. E, forse, tanto per cambiare, anche agli italiani.

A Roma Lino Ventura gioca a calcio, vestito da prete, durante le riprese del film di Duccio Tessari "Uomini duri" (1973).

A Roma Lino Ventura gioca a calcio, vestito da prete, durante le riprese del film di Duccio Tessari “Uomini duri” (1973).