QUANDO LA RIVOLUZIONE RUSSA AMMAZZÒ LA CULTURA

Todorov alla cerimonia di consegna del premio Principe delle Asturie nel 2008 a Oviedo.

Todorov alla cerimonia di consegna del premio Principe delle Asturie nel 2008 a Oviedo.

Un saggio di Todorov descrive la parabola degli artisti e intellettuali sovietici traditi dalla Rivoluzione d’Ottobre.

Dal quotidiano “Libero”. Mercoledì 25 ottobre 2017.

QUANDO LA RIVOLUZIONE RUSSA AMMAZZÒ LA CULTURA

Di Roberto Coaloa

Mosca

Roberto Coaloa recensisce Tzvetan Todorov. Dal quotidiano “Libero”. Mercoledì 25 ottobre 2017.

Roberto Coaloa recensisce Tzvetan Todorov. Dal quotidiano “Libero”. Mercoledì 25 ottobre 2017.

Nel centenario dello scoppio della Rivoluzione, il 25 ottobre 1917 (la data dell’insurrezione a Pietrogrado, la capitale russa, secondo il calendario giuliano in uso nell’Impero dello Zar, il 7 novembre per il nostro calendario), gli storici dibattono su quella che fu una vera tragedia per il popolo russo. Inutile è celebrare una rivoluzione eroica. Meglio, a cento anni dall’evento, riflettere sulle ripercussioni che la Rivoluzione russa ha avuto nella storia moderna. A seguito di questo evento drammatico, la dottrina comunista, sull’esempio delle grandi religioni del passato, si è diffusa e ha influenzato lo svolgersi della vita politica in numerosi Stati, sia perché è stata rivendicata dai detentori del potere, sia perché è stata indicata come il principale nemico da combattere. Queste riflessioni sono presentate per la prima volta al lettore italiano dal libro testamento di un maestro di libertà: Tzvetan Todorov (1939-2017), L’arte nella tempesta. L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa (Traduzione di Emanuele Lana, Garzanti, pp. 256, euro 22). Todorov narra uno degli aspetti del regime totalitario nato dall’Ottobre, ovvero i rapporti ideologici che si stabilirono tra i «creatori» nei diversi ambiti artistici (letteratura, pittura, musica, teatro, cinema) e i dirigenti del nuovo Stato sovietico. Todorov abbraccia un arco temporale ampio: gli anni che precedono il 1917 fino al 1941. Così, il volume racconta anche la storia della Rivoluzione dai suoi primi vagiti, le premesse promettenti (gli intellettuali russi la sentirono come una apocalisse, una palingenesi con la nascita di una nuova società) al caos organizzato proprio di una macchina totalitaria (si vedano i casi di disillusione, in toni differenti, dei poeti Aleksandr Blok e Majakovskij).

Il rapporto dei «creatori» con l’Ottobre si stabilisce in due tempi: il primo è anteriore al 1917 e si tratta dell’atteggiamento che assumono gli artisti rispetto all’idea di rivoluzione prima del suo inizio. Il loro ruolo in questo caso è attivo: elaborano un’immagine che, a sua volta, influenzerà la rivoluzione nascente. Il secondo tempo riguarda il rapporto che s’instaura tra gli artisti e i rappresentanti del potere una volta che la rivoluzione è avvenuta. Questo periodo, analizzato ampliamente nel volume di Todorov, avrebbe potuto assumere il titolo di “Rivoluzione tradita”. La Rivoluzione fa nascere uno Stato, quello di Lenin e Stalin, che deluderà i «creatori» (è il caso esemplare del pittore Kazimir Malevič).

Prima del 1917, in Russia, gioca un ruolo importante una forma di creazione artistica, l’avanguardia, che fa tabula rasa delle tradizioni del passato. In Russia ne fanno parte Kandinskij, Larionov e molti altri, che si considerano rivoluzionari, ciascuno nel proprio ambito, e provano una forte simpatia per la rivoluzione sociale e politica, anche se non vi prendono parte. Per quanto riguarda la pittura, dopo il 1917, occorre notare che le avanguardie saranno completamente ignorate nella Russia totalitaria. Il regime impone l’arte figurativa. Da qui la delusione degli artisti che si consideravano avanguardisti e rivoluzionari. Lenin e Stalin, però, non si limitarono a bloccare i fermenti artistici, diventando i soli architetti della società sovietica: i dittatori comunisti uccisero gli artisti che non riuscivano a controllare. Trockij dopo l’Ottobre chiese pene più severe per gli intellettuali, ma si andò oltre: è il caso del poeta Nikolaj Gumilëv, uno spirito indipendente, accusato di aver preso parte a un complotto antibolscevico, di cui non è mai stata dimostrata l’esistenza. Il poeta fu arrestato e condannato a morte nel 1921. Todorov poi ci racconta altre esperienze tragiche, tra le quali quelle di Bulgakov, Babel’, Cvetaeva, Mandel’štam e Mejerchol’d.

 

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