IN DON GIOVANNI C’È ANCHE UN PO’ DI CASANOVA

Il "Don Giovanni" nell'interpretazione di Herbert von Karajan (1986), con Ramey · Tomowa-Sintow · Baltsa Battle · Winbergh · Furlanetto Malta · Burchuladze Chor der Deutschen Oper Berlin Berliner Philharmoniker

Il “Don Giovanni” nell’interpretazione di Herbert von Karajan (1986), con Ramey · Tomowa-Sintow · Baltsa
Battle · Winbergh · Furlanetto
Malta · Burchuladze
Chor der Deutschen Oper Berlin
Berliner Philharmoniker

Mozart nel 1789, in un ritratto di Doris Stock (76 x 62 mm).

Mozart nel 1789, in un ritratto di Doris Stock (76 x 62 mm).

Un libro ricostruisce la prima praghese del Don Giovanni di Mozart, il 29 ottobre 1787: Giorgio Ferrari, La sera della prima. Mozart. Da Ponte, Casanova e la nascita di Don Giovanni (La Vita Felice, Milano, pagg. 200, € 14,50).

Recensione di Roberto Coaloa sul quotidiano “Libero”, venerdì 15 luglio 2016.

 

Un ritratto coevo di Giacomo Girolamo Casanova, nato a Venezia, il 2 aprile 1725, morto a Dux, l'odierna Duchcov, il 4 giugno 1798. Casanova è stato un incommensurabile avventuriero, un raffinato scrittore in lingua francese, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo, spia e tante altre cose ancora.

Un ritratto coevo di Giacomo Girolamo Casanova, nato a Venezia, il 2 aprile 1725, morto a Dux, l’odierna Duchcov, il 4 giugno 1798. Casanova è stato un incommensurabile avventuriero, un raffinato scrittore in lingua francese, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo, spia e tante altre cose ancora.

IN DON GIOVANNI C’È ANCHE UN PO’ DI CASANOVA

Di Roberto Coaloa

Il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, il compositore più universale nella storia della musica occidentale, è l’Opera più famosa al mondo, quella che ha creato più suggestioni in assoluto, in qualsiasi campo, dalla filosofia, al cinema. Il Don Giovanni kierkegaardiano, l’appassionato commento alla musica di Mozart, è quello a noi più caro: intriso dello spirito di Lord Byron, Don Giovanni diventa una forza cosmica, è l’eterno violento potere della sensualità che si espande nella sua spontaneità naturale. Il Don Giovanni mozartiano ha la sua antitesi nell’idea di Faust, il seduttore spirituale, il peccatore. Don Giovanni è eternamente allegro, giovane e forte. E noi, invece, siamo esseri esposti al logoramento del tempo, alla malinconia dell’inquietudine, che non ci fa trovar pace in alcun finito, afferma Søren Kierkegaard. Dopo il filosofo, Don Giovanni ritorna come idea fissa in altri celebri autori, assumendo toni sempre più demoniaci e spettrali. Non è un caso che la musica di Don Giovanni sia anche la colonna sonora dell’eccidio di una famiglia nel film Il buio nella mente di Claude Chabrol, con due indimenticabili assassine, interpretate da Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert. E aggiungiamo la sorprendente entità del fascino esercitato da Don Giovanni-Mozart, seduttore moderno, con il Rock me Amadeus di Falco: Don Giovanni come punk del Rococò, come idolo del rock, esaltato e popolare!

È quindi una gradita sorpresa ritornare alle origini di questo mito moderno, grazie a un bellissimo saggio del milanese Giorgio Ferrari, La sera della prima. Mozart. Da Ponte, Casanova e la nascita di Don Giovanni (La Vita Felice, Milano, pagg. 200, € 14,50), che racconta i giorni intorno a una data fatidica della storia della musica: il 29 ottobre 1787. E non solo: alla fine del volume c’è un gustoso «Commiato» dell’autore, che qui non sveliamo.

La sera della prima è il libro di un grande amateur di musica, un atto di amore nei confronti del divino Mozart, un invito a scoprire il Don Giovanni e non solo: anche le altre musiche che precedettero quel capolavoro. Siamo nella Praga asburgica di fine Settecento, quella del cosiddetto “dispotismo illuminato” dell’Imperatore Giuseppe II. A Vienna, Mozart è un talento riconosciuto da tutti, ma non naviga nell’oro, a cagione del dispendioso tenore di vita. Vive, infatti, in un appartamento non lussuoso al numero 244 di Landstraße, una zona un po’ periferica della capitale dell’Impero dove, a sentire lo sprezzante giudizio del Principe di Metternich, «proprio da lì cominciava l’Asia». In quella plenitudine dell’epoca dell’Illuminismo, Mozart non è più un mauvais garçon (come ce lo ha tramandato, ad esempio, il famoso film di Milos Forman, Amadeus). Mozart, nonostante i segni di una prematura vecchiaia, che annunciano una morte imminente, produce negli ultimi anni della sua vita i suoi capolavori: i tre magnifici concerti per pianoforte e orchestra (il n. 22 in Mi bemolle maggiore K. 482, il n. 23 in La maggiore K. 488 e il n. 24 in Do minore K. 491) e Le Nozze di Figaro. A questi capolavori si aggiunge una musica di perfetta magnificenza settecentesca: i Quintetti per archi K. 515 e K. 516 e il divertimento per sei strumenti K. 522.

A Praga, nell’ottobre 1787, Mozart non pensa ai suoi guai economici: la sua carrozza sta attraversando il Ponte Carlo e lui si sente benaccolto da quella sensuale città gotica rivestita di sembianze rinascimentali. Perché a differenza di Vienna, Praga apprezza e ama senza riserva la sua musica. Lì, in quel momento, si ritrovano alcuni geni della cultura europea: oltre a Mozart, gli italiani Lorenzo Da Ponte e l’anziano Giacomo Casanova, che deve costantemente del denaro a Da Ponte.

Purtroppo alla prima del capolavoro di Mozart, Da Ponte non c’era, perché il titanico e impaziente Salieri lo aveva richiamato di gran carriera a Vienna. E nemmeno della presenza di Casanova possiamo dirci sicuri. Eppure, magia, alchimia e splendore della scena, fanno di Praga il fonte battesimale, l’apoteosi, l’atto di nascita del mito.

Il Don Giovanni, il 29 ottobre 1787, è rappresentato a Praga come dramma giocoso in due atti intitolato Il dissoluto punito, musica di Mozart e libretto di Da Ponte, basato sul mito popolare del Burlador che da più di un secolo calca le assi del palcoscenico ed è diventato per antonomasia il ritratto del libertino impunito. Ma tutti i Don Giovanni che precedettero quello mozartiano – da Tirso de Molina a Molière (per non parlare di quelli successivi) – convergono e derivano dalla figura che primeggia nelle parole e nella musica di quel “Dissoluto punito” di Praga. Al quale mise mano anche un suo doppio e alter ego come Casanova, che nelle sue memorie si pavoneggiò delle sue conquiste amorose, facendo risuonare il catalogo di Leporello. All’indomani della première di Don Giovanni, Da Ponte ripassava da Praga, assistendo alla trionfale replica dell’opera sua e di Mozart, facendo tappa a Dux, diretto a Dresda, non senza aver ricevuto una lettera d’ammirazione di Casanova, che imbarazzato gli scrocca gli ultimi due zecchini.

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