“Il giardino e gli artisti” con Enrico Colombotto Rosso e “clan[destino]Arte”

Venerdì 12 settembre alle 21.30, nella “Stalla” di Moleto, pittoresco borgo di Ottiglio (AL), per la rassegna “Undicimila Verbi” curata da Roberto Coaloa, incontro sul tema “Il giardino e gli artisti” con Giorgia Cassini, Roberto Coaloa, Enrico Colombotto Rosso e Marina Mojana.

 

Sulle pagine dell’ultimo numero di “clan[destino]Arte”, un periodico trimestrale, scritto solo da artisti e diretto da Marina Mojana, sono presenti tante storie di giardini e di artisti. C’è anche una testimonianza di Enrico Colombotto Rosso (nella foto a sinistra) raccolta da Coaloa, amico del celebre pittore.

Il giardino, definito nella tradizione giudaico – cristiana come locus amoenus, il luogo dell’amore (l’Eden – come si vede nell’immagine in alto in un dipinto di Jacopo da Ponte – o paradiso terrestre), ma anche come il luogo dell’agonia (il Getsèmani o Orto degli ulivi, dove si compiono il tradimento di Giuda e la cattura di Gesù Cristo), diventa per un artista il luogo della prova, della visione, della conoscenza. Non un semplice contenitore, ma lo spazio in cui l’azione ordinatrice dell’uomo prevale sulla natura, restandone parte integrante.

Ma di che giardini sono capaci gli artisti contemporanei? Li coltivano? Li abitano? Li popolano? Dalle testimonianze radunate da “clan[destino]Arte” emerge un rapporto attivo tra artista e giardino. Essi trasfigurano parchi, boschi e spazi verdi in luoghi della memoria (Enrico Colombotto Rosso) e della guarigione (Michaela Anselmini), del riscatto (Armando Fettolini) e della gioia (Simone Casetta), dell’anima (Anna Pellegrini) e delle emozioni. Vibrano in modo speciale i ricordi di Marco Gambino, nel giardino siciliano della madre Annamaria Tosini e quelli dedicati da Milena Barberis al compagno Ermanno Krumm.

Nel medioevo il giardino era un’istituzione: ambiente di conversazione e di socializzazione (quello del principe), creazione paesaggistica, esperienza agricola (quello dei monaci) e casa di simboli; dall’arancia, frutto di Afrodite, all’acqua, che non mancava mai, come la peschiera con i pesci, ed era espressione di fertilità. Vennero poi i giardini all’italiana del Rinascimento e quelli all’inglese del Romanticismo e da luogo protetto, dove si entrava, il giardino si aprì all’esterno, uscendo verso l’ambiente circostante. Anche le installazioni ambientali di Adriana Albertini per il Castello di Bornato, in Franciacorta, dicono di un mondo di vasi comunicanti che restano uniti, seppure diversi, e diventano metafora di dialogo e di speranza. Allora come ora è sempre la gratuità del gesto creativo – e la sua necessità -  a fare da ponte tra il mistero della vita e la bellezza dell’opera d’arte. Non solo: le sculture realizzate da Antonella Zazzera, Lucio Pozzi, Giordano Pozzi, Aurelio Sartorio nel parco dell’Hortus Unicorni, il giardino botanico che si affaccia sulla suggestiva valle di Calanchi, a pochi chilometri da Viterbo, ci ricordano che non sono gli artisti, nella perenne sfida tra arte e natura, a dover “profumare” la vita. È la Vita a profumare di sé il mondo, dando significato anche al loro fare arte; è la vita  - che a ogni primavera si rinnova con forme, luci e colori sempre sorprendenti – a generare il gesto artistico; è la vita  - che non teme la morte – a donare senso nuovo a ogni realtà. Nelle pagine di “clan[destino]Arte” gli artigiani moderni della ceramica e della pittura, scultori del rame e del ferro, fotografi, attori, restauratori e architetti designer inventori di mondi si incontrano in giardino, pur nella formale diversità di linguaggi e di poetiche, accomunati dalla stessa tensione creativa che li porta a riconoscere l’autentica bellezza e a rispettare la dignità dell’artista che la racconta.

 

Giorgia Cassini, laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Genova, professionalmente ha acquisito rilevanti capacità organizzative e di allestimento come ideatore e curatore di mostre, competenze in qualità di critico d’arte, di consulente storico dell’arte, di conservatore museale, di responsabile delle pubbliche relazioni e di progetti di fattibilità. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni e scritti. Ha tuttora in corso competenze relazionali sia con enti pubblici che privati. Sull’opera del Maestro Enrico Colombotto Rosso è stata nel 2005 relatrice al “Simposio sull’opera di Enrico Colombotto Rosso”  presso il  Deposito Museale delle opere di Enrico Colombotto Rosso a Pontestura, promosso dal Comune di Pontestura; nel 2007 è stata responsabile delle opere della Fondazione Enrico Colombotto Rosso presenti nella mostra “Vade Retro. Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles”, svoltasi a Palazzo della Ragione, su incarico di Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano; è stata responsabile delle opere della Fondazione Enrico Colombotto Rosso presenti nella mostra “Arte Italiana. 1968-2007 Pittura”, svoltasi a Palazzo Reale, su incarico di Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano; è stata curatrice della personale “Enrico Colombotto Rosso Ceramista Svelato”, svoltasi a Palazzo Gavotti sede della Pinacoteca Civica di Savona, su incarico di Ferdinando Molteni, Assessore alla Cultura del Comune di Savona. 

Roberto Coaloa è nato a Casale Monferrato nel 1971. Storico, insegna all’Università Statale di Milano. Scrive su numerose testate giornalistiche, in particolare per "IlSole-24Ore". Specializzato in storia dell’Ottocento e d’inizio Novecento, ha compiuto i propri studi nelle università di Milano, Heidelberg, Città del Messico e Aix-en-Provence, dove ha conseguito il «Diplôme européen d’Histoire des Idées et des Doctrines Politiques» alla Faculté de droit et des sciences politiques d’Aix-Marseille. Alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Milano, nel corso di Laurea in Scienze umanistiche per la comunicazione, ha attivato un laboratorio di scrittura: "La storia e la memoria come scriverne sui giornali".

Dal 2002 scrive per le pagine culturali del "IlSole-24Ore", occupandosi di storia, in particolare del Risorgimento e della Prima guerra mondiale. Ha pubblicato i saggi: La classe politica piemontese alla vigilia dell’Unità d’Italia (2008), La storiografia del Settecento e dell’Ottocento sulla questione colombiana (2008),  Luigi Leardi, la classe politica dell’altro Piemonte e la nascita del primo Istituto Tecnico d’Italia (2008), "L’altro Tolstoj" e la sua difficile corrispondenza con Moneta. Due le lettere inedite di Lev Nikolaevič Tolstoj a Ernesto Teodoro Moneta (2007), Giornalismo, propaganda e censura nella Prima guerra mondiale (2006), Carlo Vidua (2006), Alexander von Humboldt, un viajero del siglo XIX (2003), Carlo Vidua, un romantico atipico (2003), Carlo Vidua e Alexis de Tocqueville. Il viaggio nell’America della democrazia (2002), Carlo Evasio Soliva e il giudizio sull’opera dei contemporanei (2001), Le ricerche su Cristoforo Colombo (2001), In viaggio con Carlo Vidua (1997), Le projet de paix perpétuelle de l’abbé de Saint-Pierre (1993).

Enrico Colombotto Rosso vive a Camino, nel Monferrato. L’artista è nato (con il fratello gemello Edoardo) il 7 dicembre 1925 a Torino.  Nel 1948 incontra Mario Tazzoli con il quale aprirà a Torino la galleria Galatea che tratterà artisti come Bacon, Balthus e Giacometti. Enrico Colombotto Rosso espone, nel 1949, alla Mostra Nazionale d’arte della Società Promotrice di Belle Arti di Torino. L’idée fixe che caratterizzerà la sua pittura è anticipata dalla "Piccola storia per un bambino che aveva grandi orecchi e piccole zampe", pubblicato con il titolo di "Storie di Maghe per adulti". Negli anni cinquanta, Enrico Colombotto Rosso ha vissuto a Parigi in contatto con Léonor Fini ed altri artisti e intellettuali, tra i quali Constantin Jelenski, Max Ernst e Dorothea Tanning. Enrico Colombotto Rosso è un grande collezionista, raffinato e sensibile: tra le opere da lui radunate nella sua magica casa di Camino, quelle di Hans Bellmer, Max Ernst e Stanislao Lepri.  Enrico Colombotto Rosso, a partire dagli anni cinquanta, ha esposto nelle più importanti gallerie europee e americane. Si è cimentato anche nel cinema e nel teatro disegnando scene e costumi, ad esempio nel 1970 per l’opera teatrale Le jeu du massacre di Eugène Ionesco per il Teatro Stabile di Torino e per la Danza di morte di Johan August Strindberg. Ha donato a comuni monferrini, Camino, Pontestura e Villanova, preziosi nuclei delle sue opere e collezioni. A Conzano ha lasciato 103 opere per creare un museo personale.

Marina Mojana è nata a Milano nel 1958.
Storica d’arte antica, cronista di arte contemporanea, giornalista specializzata in mercato dell’arte e consulente d’arte. Laureata all’Università Cattolica di Milano, si perfeziona in storia dell’arte medioevale e moderna all’Università di Urbino.
Dal 1984 collabora all’attività didattica e culturale del Museo Poldi Pezzoli e dal 1986 alle pagine culturali de Il Sole 24 Ore.
Specializzata in economia dell’arte e in beni culturali è autrice delle monografie su Valentin de Boulogne (Eikonos Edizioni, 1989), Georges de La Tour (Cantini, 1992) e Orazio Fidani (Eikonos Edizioni, 1996). Nel 2004 pubblica con Federico Motta Editore il volume di storia dell’arte e dell’iconografia Il vizio dipinto.
Collabora come giornalista free lance a riviste periodiche, cura servizi di mercato dell’arte e interviene in qualità di esperto a trasmissioni radiofoniche e televisive.
Svolge dal 1990 attività di consulenza per collezionisti e operatori culturali con Eikonos Arte S.r.l., di cui è socio. Con Eikonos Arte s.r.l. dal 1996 è l’Art Advisor Intesa Sanpoalo Private Banking e di società che si occupano di arte e mercato.
Nel 2000 ha progettato e diretto il magazine on line “Gabriuszine.com”.
Nel 2001 ha progettato e diretto il magazine trimestrale “Frimart”, hausorgan della Frigoriferi Milanesi.
Nel 2003 fonda con il poeta Davide Rondoni e dirige la rivista trimestrale di arte contemporanea “clanDestino Arte”.
Nel 2007 idea e cura le pagina di ArtEconomy24 in edicola tutti i primi sabato del mese su Plus – Il Sole 24 Ore.
Cura mostre di arte contemporanea per spazi pubblici, istituzionali e associazioni non profit.
Per “Vita Comunicazione” idea, a partire dal 2001, cicli di mostre annuali non profit di ricerca sulle tendenze della arte emergente.

 

 

Il piccolo borgo di Moleto è un luogo magico del Monferrato, adatto per trovare il tempo di pensare la letteratura, la musica e l’arte. Fuori dal circuito degli eventi culturali dei grandi centri, “Undicimila verbi” è l’occasione per incontrare da vicino scrittori e artisti e discutere – nella calma che sa offrire il Monferrato casalese – con intellettuali del nostro tempo, come Valerio Castronovo, Stanley Chapman, Enrico Colombotto Rosso e Armando Massarenti.

Il titolo della rassegna prende spunto da un’opera di Stanley Chapman stampata da Klaus G. Renner, Onze mille verbes , cent virgules. Elf Tausend Verben / Ein Hundert Virgeln.

Il Tedesco Klaus G. Renner è un editore originario di Berlino, che dal 2000 vive in Monferrato, ad Ottiglio. Lì Renner compone i suoi preziosissimi libri: edizioni pregiate che si trovano nelle biblioteche nazionali di Svizzera e Germania. Sul frontespizio dei libri compare Ottiglio insieme a Zürich. Nel paese monferrino Renner sceglie i caratteri e la carta; stampa l’opera in Svizzera a Sankt Gallen ed effettua la legatura a Berlino. Tra il 1976 e il 1992 ha pubblicato le opere complete del dadaista Walter Serner. Ha stampato inoltre testi rari, in copie numerate, di Guillaume Apollinaire, Paul Eluard e André Breton. In Monferrato sono nate originali idee, come la pubblicazione di opere della “patafisica”: autori come René Daumal, Alain Jadot, Alfred Jarry e Oskar Pastior. L’ideazione d’importanti opere è spesso discussa nella calma di Moleto. Proprio a villa Celoria di Moleto vive dal 2000 Bernard Glènat, un francese cosmopolita che ha trovato nel Monferrato il suo paradiso.

Villa Celoria era appartenuta al senatore Giovanni Celoria (1842-1920), celebre direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera, mirabile continuatore, nello spazio infinito delle ricerche e delle indagini astronomiche, dell’opera di Giovanni Schiapparelli e del suo maestro Encke. Celoria fu uno studioso di fama mondiale e, tra le altre cose, fu consigliere comunale e assessore di Milano.

Moleto è ora diventata, grazie all’operosità di Glènat, un centro assai conosciuto tra gli amanti del jazz, che possono ascoltare Antonello Salis o giovani promesse come Andy Davies e, ovviamente, gustare il buon vino della zona, al riparo dalla esponenziale proliferazione della bêtise.

Moleto è il punto d’incontro di scrittori, di registi come Mario Monicelli e Beppe Varlotta, di attori come Ernest Borgnine (nato a Hamden nel Connecticut il 24 gennaio 1917, è di origine piemontese, più precisamente di una famiglia di Ottiglio), Bebo Storti, Felice Andreasi e Caterina Deregibus, di modelle come Valeria Mazza e talenti di Hollywood come Marieke Oudejans.

Undicimila Verbi è nata da un’idea di Roberto Coaloa.

 

INFO: http://www.moleto.it/11milaverbi.htm

 

E a generale richiesta vi presento alcune fotografie dello scorso incontro con Lorenzo Mazzoni nel segno del grande Graham Greene (nella foto a destra, quello con i libri e le bottiglie).

 

 

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12 pensieri su ““Il giardino e gli artisti” con Enrico Colombotto Rosso e “clan[destino]Arte””

  1. Interessante partecipare, peccato siamo lontani.

    In ogni modo, il giardino, a mio avviso, è l’estensione dei propri sensi, del proprio carattere, della propria forma mentis. Da qui giardini confusi, semplici, chiari, pieni di fiori o di soli alberi, di acqua, ruscelli, fiumiciattoli, laghi, da qui il bel giardino arabo, nascosto, piacevole, sensitivo, poi quello orientale, essenziale, raffinato, unico, originale, poi quello esotico, esuberante, quasi lussurioso, verde intenso, umido, poi quello alpino, freddo, oscuro di aghi, spesso rosso, giallo, poi quello… be’ forse già sono troppi.

    In ogni modo, oggi pochi sanno cos’è un vero giardino, un parco, un… pochi, forse si contano sulle punta delle dita di una mano.

    Rino, landscaping…

  2. che meraviglia!

    non solo il posto e l’atmosfera… ma anche quel processo culturale che porta le persone ad unirsi per creare un evento, in un posto così… per respirare cultura nel senso alto del termine, non pesante ma … r e s p i r o

    perchè poi è un mix sapiente di arte a 360 gradi (musica letteratura pittura… etc etc)

  3. Il giardino è luogo dell’anima, affinità simbiotica tra la natura e l’uomo.

    Metaforicamente è l’anelito del ritorno all’Eden perduto.

    E poi c’è anche il giardino del Bar chiuso/aperto dove stai organizzando questa magnifica rassegna (sorvolo sulle presenze aeree e pungenti che aleggiano su tale giardino).

    Hai postato ora le foto della serata con Lorenzo Mazzoni?

    Mancavano in effetti, non fosse altro che per notare qualche nota stonata tra i protagonisti.

    Tu in impeccabile stile “montanelliano” con regolamentare papillon, Lorenzo Mazzoni in disimpegnate maniche di camicia… Andrea Amaducci con le braghette. No comment

    Però la prossima volta mettetevi d’accordo! :-))

    Le donne, come sempre, sappiamo padroneggiare le situazioni.

    Ma al di là delle esteriorità del look, al di là di certi sguardi assassini che si colgono attraverso l’impietosa macchina fotografica, noto con piacere che la serata è stata un successo.

    Auguri ancora a Lorenzo Mazzoni!

  4. grazie per gli auguri

    e Robert, grazie a tutti voi per l’ospitalità. felice che continuate con altre iniziative.

    è davvero un luogo magico.

    a presto

    un abbraccio

    lorenzo

    .bella la foto di g.g con sfondo etilico

  5. ..uno di quei luoghi che sa come farsi strada, e rimanere, nella memoria.

    Ciao Robert

    (io gli occhi in tasca mai, nei tuoi invece sembra esserci un velo di tristezza)

  6. Bellissima serata, complimenti.

    E che invidia per l’intima visita allo studio del grande Morbelli.

    Ciao, Sa

  7. E’ sempre un onore partecipare come ospite a queste serate indimenticabili…

    Con affetto e ammirazione

    Ale

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