CARLO VIDUA E L'EGITTO

Domani, giovedì 14 maggio, alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, Roberto Coaloa presenterà il suo “Carlo Vidua e l’Egitto” (edito da Linea BN La Carmelina Edizioni), un saggio in edizione speciale per la Fiera.

Il formato del volume è molto bello. La prima edizione è in copie numerate. "Carlo Vidua e l’Egitto" è stato composto con ogni cura, scegliendo una raffinatissima carta, etc. etc. Tutto questo grazie al mitico direttore editoriale Roberto Meschini, che – è bastata una semplice telefonata – ha sposato subito il progetto di fare lo snello libro sul conte Vidua.

Questo volumetto anticipa una più ampia ricerca che il sottoscritto sta facendo presso l’Accademia delle Scienze di Torino e che vedrà la luce presso le “Memorie” dell’Accademia. Il testo “Carlo Vidua e l’Egitto” è basato sullo studio e l’interpretazione di molte carte inedite, in particolare quelle del “Fondo Vidua” dell’Accademia delle Scienze. I taccuini di viaggio sull’Egitto sono per la prima volta pubblicati.

Ora vi racconto il perché di questo libro, perché è stato necessario scriverlo ora, in occasione di questa “febbre egiziaca” che ha contagiato Torino. Vi emerge – spero – la figura di un intrepido viaggiatore dell’Ottocento e della sua esperienza nella terra dei Faraoni.

“Carlo Vidua e l’Egitto” è anche un piccolo omaggio al Paese africano, ospite della Fiera Internazionale del Libro di quest’anno.

Appuntamento, quindi, domani, dalle 12.00 alle 14.00 alla Sala Azzurra della Fiera Internazionale del Libro 

Nella foto in alto: Iscrizione di Carlo Vidua al Tempio di Sethi (Tebe Ovest). Fotografia di Maurizio Re, aprile 1989.

In basso: con un ritratto di Carlo Vidua al Museo Civico di Casale nel 1996.

Agli inizi dell’Ottocento erano pochi gli europei in viaggio in Egitto che, risalendo il Nilo, avevano superato l’isola di File. Nessuno si era mai avventurato più in là di Derr, allora capitale della Bassa Nubia.

Carlo Vidua (1785-1830), il viaggiatore più intrepido dell’Ottocento, compì quell’impresa: il suo viaggio in Egitto è un capolavoro.

Vidua arrivò ad Alessandria il 27 dicembre 1819 e ripartì dall’Egitto il 12 agosto 1820.  Simile all’ufficiale di marina Frederick Norden, Vidua viaggiò sul Nilo in battello. A differenza di Norden, che non lo lasciò mai, limitandosi a osservare da lontano con il cannocchiale i monumenti nubiani, Vidua visitò il tempio di Abu Simbel, facendo accurate esplorazioni, sfidando i coccodrilli, armandosi fino ai denti per contrastare gli attacchi di pericolosi banditi. Vidua visitò i templi, facendone per primo una puntuale descrizione degli esterni e soprattutto degli interni. I suoi taccuini di viaggio conservati all’Accademia delle Scienze di Torino, inediti, raccontano quell’incredibile avventura ad Abu Simbel, iniziata all’inizio del marzo 1820 e proseguita in quattro intensi e proficui giorni tra il 24 e il 27 marzo 1820. Vidua eseguì disegni esterni di notte, alla luce della luna, per difendersi dal caldo e fece lunghe visite all’interno del tempio.

Johann Ludwig Burchardt vide Abu Simbel nel 1813, ma non potè entrare. William Bankes, consigliato dallo stesso Burchardt, visitò il tempio nel 1815, ma senza nessun interesse scientifico. Giovanni Battista Belzoni e Bernardino Drovetti videro per la prima volta il tempio nel 1816, ma non riuscirono ad entrare. Nel giugno del 1817, Belzoni, insieme a Frederick William Beechey, Giovanni Finati, Charles Leonard Irby, James Mangles, compì una grande spedizione e riuscì ad entrare all’interno, dopo lunghi lavori, all’inizio dell’agosto 1817, non riuscendo però a compiere le misurazioni a causa della temperatura a 55 gradi centigradi. François-Chrétien Gau, nel febbraio del 1819 riuscì a prendere poche misurazioni generali. A.L.Corry si limitò a lasciare un’iscrizione sopra quella di Beechey. Sir Frederick Henniker, nel 1820, a differenza di Vidua, resistette solo quattro ore all’interno del tempio di Abu Simbel.

La stessa sorte ebbero coloro che entrarono nel monumento dopo Carlo Vidua: Cooper, John Christie e Casati nel 1821, Cailliaud nel 1822 e Rifaud, durante la sua seconda spedizione ad Abu Simmel. Nessuno riuscì a compiere dei disegni e delle misurazioni dell’interno di Abu Simbel. Vidua, invece, riuscì in quell’incredibile impresa.

Per un altro motivo il viaggio di Vidua in Egitto è un vero capolavoro. Si deve a lui, infatti, l’acquisizione della collezione di Drovetti, che porterà alla nascita del Museo Egizio di Torino.

Da Atene, il 1° aprile 1821, Carlo Vidua scrive a suo padre Pio Vidua, figura di primo piano nella corte del Regno di Sardegna: «Le raccomando l’unito foglio a Cesare Saluzzo per l’affare del museo Egiziaco. Spero aver reso un servizio al nostro paese, inducendo il sig. Drovetti a lasciare le trattative già molto inoltrate colla Francia, e a preferire la sua patria per l’acquisto del suo museo veramente unico. – Ho ricevuto un sì decisivo. Questo affare è stato interamente immaginato da me».

Proprio per la fama procuratasi tra gli egittologi del periodo, Jean-François Champollion lo cercò per la grande spedizione franco-toscana in Egitto, ma Vidua era già lontano, impegnato in altri viaggi.

Roberto Coaloa, «Carlo Vidua e l’Egitto», Linea BN La Carmelina Edizioni, Ferrara, pagg. 96, € 8.

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10 pensieri su “CARLO VIDUA E L'EGITTO”

  1. Hai una caparbietà ammirevole nei tuoi progetti.

    Bravo!

    Puoi segnalare qui dove trovare il libro oltre che alla Fiera di Torino.

    E su Drovetti e Belzoni che novità?

  2. Caro Michele e Gionata, mon frère,

    la presentazione di giovedì 14 maggio a Torino è andata bene. Il vostro flâneur è felice del suo “Carlo Vidua e l’Egitto”.

    Grazie soprattutto a “Linea BN La Carmelina Edizioni”, ho prodotto un piccolo saggio in edizione speciale per la Fiera. Il libro è bello: una follia di “velocità poetica”, come direbbe l’Alfieri.

    “Carlo Vidua e l’Egitto” si trova in vendita alla Fiera del Libro, Al book shop del Museo Egizio di Torino.

    A Casale Monferrato è in vendita da “Labirinto”.

    Su Drovetti segnalo lo studio di Giorgio Seita e Valerio Giacoletto Papas, “Bernardino Drovetti. La storia di un piemontese in Egitto” (Aosta, Le Château, 2007). Su Belzoni, ovviamente, la splendida biografia di Marco Zatterin, “Il gigante del Nilo” (Bologna, Il Mulino, 2008). A Torino ringrazio il collezionista e studioso Franco Serino, che prima della conferenza alla Fiera mi ha omaggiato di un suo bellissimo studio, una sintesi importante per chi si avvicina all’egittologia.

    Franco Serino, “L’Egitto e la sua riscoperta nell’Ottocento”, Torino, il Capitello, 1987.

  3. Caro Conte Vidua,

    o meglio, Caro Conte Roberto Coaloa,

    era ora di produrre un bel libro su questo tema!

    Mio zio era amicissimo di Pio e Carlo Vidua.

    Una bella sorpresa piemontese. La ringrazio di cuore.

    Vostro Conte di Cavour

  4. Ciao,

    ho trovato il libro al Museo egizio di Torino. Era in mostra accanto a Drovetti…

    Il formato taccuino è molto originale. Bello!

    Luciano Tamburini

  5. Caro Conte,

    Ho scritto di Michele Cavour nel mio “Carlo Vidua e Alexis de Tocqueville”…

    Caro Luciano,

    grazie per i complimenti. L’idea del formato è stata dell’editore Roberto Meschini. Geniale.

  6. Gentile professore,

    sono un dottorando dell'Ecole pratique di Parigi. Sto effettuando una tesi sugli Italiani in Egitto nel primo XIX secolo e sarei interessato a consultare il suo libro. Sono stabilito per il momento a Roma, intento nello spoglio dei documenti del Ministero degli Affari esteri. Il problema è che qui il libro non è reperibirile, almeno questo si evince dal sistema Opac sbn.

    Mi piacerebbe comunque poer discutere con lei anche del fondo Vidua conservato a Torino.

    Per tutte queste ragioni, e non avendo trovato altro recapito elettronico, le sarei molto grato se potesse inviarmi il suo indirizzo mail, o un recapito telefonico dove poterla contattare.

    Cordialmente,

    Anthony Santilli
    Ecole pratique des hautes études
    IV Section
    Paris

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